Otaku italiani: 2 articoli da repubblica.it

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Otaku italiani: 2 articoli da repubblica.it

Messaggio da Debris »

Su repubblica.it ci sono due articoloni interessanti sugli Otaku nipponici e non...il titolo dello speciale è assurdo ma gli articoli interessnti...


Il link generale: http://www.repubblica.it/copertine/scuo ... ertina.htm

Primo articolo:

http://www.repubblica.it/2005/j/sezioni ... otaku.html




L'articolo ( a futura memoria per dir così)


Troppi casi di alienazione giovanile, fino al fenomeno dei "patti suicidi". Ma in Europa si moltiplicano gli appassionati delle storie di origine nipponica.

La carica dei manga giapponesi
"Ma non diventi una mania"

di ROSALBA CASTELLETTI




Leggendo i manga nel metro di Tokyo ROMA foto

- Disegnano fumetti, creano abiti, organizzano raduni per discutere della loro passione per il Sol Levante e per i mondi fantastici in cui amano perdersi, parlano una lingua ricca di inglesismi e prestiti giapponesi e per questo amano fregiarsi dell'appellativo "otaku". Sono i giovani appassionati di fumetti e cartoni animati giapponesi.

Sino a qualche decennio fa, termini come "anime" e "manga" in Italia erano oscuri anche agli stessi fan, ragazzi tra i 20 e i 25 anni conquistati dai cartoni animati giapponesi giunti nel nostro Paese dopo il 1978. La svolta è avvenuta nella seconda metà degli anni '90: grazie al successo delle serie Sailor Moon, Dragonball e Ranma 1/2, il pubblico dei manga e degli anime è diventato più vasto e più giovane. Oggi queste opere di marca giapponese non sono più un prodotto di nicchia: la sola Star Comics pubblica ogni mese 22 manga, con una diffusione media di 20-30 mila copie.


Manga, comics, anime. Il termine "manga" è l'unione di due parole del giapponese antico: "man" (immagine) e "ga" (in movimento). Utilizzato già nel 1200 per indicare i disegni sulle pareti dei templi, da anni distingue dai "comics" occidentali i fumetti di produzione giapponese, la cui caratteristica peculiare è che le storie si concludono in una sola puntata. Il termine inglese, adottato anche in Italia, "anime" è invece una contrazione della parola "animation" (animazione) e designa i cartoni animati di origine giapponese. Mentre quelli occidentali sono pensati e disegnati per un pubblico di bambini, gli anime giapponesi sono considerati una forma d'arte rivolta a tutte le fasce generazionali al pari dei film.

Otaku-mania. Di pari passo con la passione per manga e anime, è scoppiata la otaku mania. Basta muoversi su internet per imbattersi nei forum e nei club degli appassionati italiani o in siti dedicati alle singole serie, da Drangonball a Evangelion, da Lupin III a Ken il guerriero, e rendersi conto della vastità del fenomeno. La parola "otaku" è formata dal prefisso onorifico "o", usato anche come forma di cortesia della terza persona del pronome personale "Lei", e da "taku", ossia "casa" o "famiglia", e letteralmente significa "casa Sua", "casa altrui".
Inizialmente, nello slang giapponese, significava "fissato per qualcosa" ed era usato per marchiare negativamente ragazzi assorbiti in modo talmente maniacale da una passione o un hobby da chiudersi in casa e tagliarsi fuori dalla società. In Giappone c'è il "gemu otaku", che gioca continuamente coi videogiochi, il "pasokon otaku", che passa il suo tempo davanti a un personal computer, il "tetsudo otaku", che sa tutto su ferrovie e treni, etc... Il termine otaku insomma si può associare a qualsiasi passatempo e si usa un po' come il prefisso "filo" in italiano, ma con una sfumatura negativa.

I cosplay. Accanto alla passione per anime e manga, in Italia si è diffusa quella per le "action figure": le figurine dei propri idoli animati da scambiare e con cui giocare. Ha preso piede anche il "cosplay" (contrazione delle parole inglesi "costume", costume, e "play", giocare): la moda di vestirsi come i propri eroi animati. Il fenomeno, non più relegato a fiere di settore e feste tematiche, sta conquistando nuovi spazi: dalla "Cosplay Parade" tenutasi a Milano il 12 febbraio al "Cos-Party" del 29 settembre a Parma. Vi sono poi giovani che disegnano e inventano fumetti in stile manga, altri che redigono "fanzine". Alcuni si dilettano nella "fan fiction": riprendono i loro personaggi preferiti e rielaborano le loro vicende secondo una nuova trama.

Se alla fin fine, al di là di pregiudizi isolati, all'estero e in Italia il fenomeno otaku fa sempre più tendenza, in Giappone l'immagine negativa ad esso legata non è mai sparita.

Otaku in Giappone è anche colui che si ripiega tra le quattro mura della propria stanza in un universo virtuale fatto di videogiochi, manga e anime. Dopo il caso di Miyazaki Tsutomu, che nel 1989 torturò e uccise 4 bambine e che non aveva altre frequentazioni se non 6mila videocassette e pile di fumetti, gli otaku sono stati pure accusati di essere lettori perversi di fumetti dai contenuti erotici.

Ma le identificazioni tra otaku e maniaci sono infondate. Semmai l'accezione negativa che il termine ha in Giappone è quella di "alienato" e che vede negli "otaku" esponenti della cosiddetta generazione del dopo boom economico, al pari degli "harajuku kids", degli "hikikomori", i giovani che manifestano il loro rifiuto per le convenzioni sociali vestendo in modo trasgressivo e audace o che hanno scelto di vivere come eremiti e di rinchiudersi nella propria camera. Contemporaneamente a questi, è iniziato il fenomeno dei "patti suicidi": giovani e adulti si conoscono in chat e poi s'incontrano per mettere in atto il suicidio collettivo. L'anno scorso in Giappone si son contati ben 32mila patti suicidi.

Fortunatamente in Italia, almeno nel gergo giovanile, otaku vuol dire semplicemente "appassionato di manga e anime" e la otaku mania ha dato vita semplicemente a manifestazioni creative e piene di brio come i Cartoon Day e i Cartoon Party
.
(21 ottobre 2005
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Debris
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Messaggio da Debris »

Articolo 2


E' un'intervista ad un certo Cristiano Martorella che una veloce ricerca in internet mi suggerisce essere un esperto in cose nipponiche..anche se io il termine Nipponista lo eviterei.

Comunque non pare raccontar scemenze.

L'intervista al "Nipponista" Cristiano Martorella....però mi si deve spiegare questa parola...nipponista da dove la ha tirata fuori.... :?





Intervista al nipponista Cristiano Martorella: se non si esagera, i giovani possono riscoprire il gusto personale e la capacità di ironizzare su se stessi

"Otaku? Una forma di ribellione
dei ragazzi schiacciati dalla crisi"

di ROSALBA CASTELLETTI


ROMA - "Letteralmente significa 'casa altrui', da qui il termine Otaku è passato a connotare negativamente quanti sono talmente fissati per qualcosa da stare la maggior parte del tempo chiusi in camera. Gli appassionati di fumetti e animazione se ne sono poi appropriati quasi subito dandogli un significato scanzonatorio e divertente". Cristiano Martorella, nipponista, ha pubblicato diversi saggi e articoli sulla cultura, la filosofia e la letteratura giapponese.

Quando si è iniziato a parlare di otaku in Italia?

Agli inizi degli anni Novanta, in contemporanea col boom dei manga, nella sua accezione positiva. Alcuni analisti hanno iniziato a parlare anche dell'accezione negativa del termine e adesso il significato di "otaku" dipende da chi lo usa e dal contesto: per questo è sbagliato fare distinzioni tra otaku giapponesi e otaku italiani.

E gli hikikomori, i ragazzi che si chiudono in stanza per mesi o anni e rifiutano ogni contatto sociale?

Hikikomoro letteralmente vuol dire "segregato". In Italia si parla spesso dei danni causati da videogiochi e playstation. In Giappone succede lo stesso, ma in proporzioni maggiori perché lo sviluppo tecnologico negli ultimi decenni ha raggiunto dei ritmi vertiginosi.
In Giappone infatti c'è malessere giovanile. Ma la colpa non è né dei videogiochi né dei fumetti, ma del cambiamento dell'organizzazione del lavoro, della drastica scomparsa del lavoro fisso, dell'incapacità delle istituzioni scolastiche ad affrontare dei problemi adolescenziali e del venir meno dell'assistenza sociale.


E dal malessere al fenomeno otaku qual è il passo?

Il bisogno di differenziarsi dagli adulti, di trovare dei lavori nuovi, come fumettisti, venditori di fumetti, cubiste, etc. Lavori che, proprio perché nuovi, vengono visti male dagli adulti. E così gli otaku finiscono per il subire il contraccolpo del capro espiatorio. Gli otaku, si dice, sono strani. È un preconcetto. Non si vuole capire che i giovani cercano di arrangiarsi e di crearsi una nuova identità, perché le leggi non permettono loro di diventare adulti.

Gli otaku costruiscono nuove realtà. Quindi non è vero che si tratta di giovani indolenti...

Assolutamente no. I giovani inventano vestiti, si incontrano e creano mode riprese da fumettisti e stilisti giapponesi e occidentali. Creano una rete di contatti e nei quartieri e su internet. Organizzano raduni. Così anche in Italia: si pensi alla Fiera dei Fumetti di Lucca e a Romics. Si travestono come i loro eroi animati. È un sintomo di creatività, di capacità manuali e artistiche. Riscoprono il gusto personale. Sanno che travestendosi o indossando abiti trasgressivi potranno apparire ridicoli o strani, ma hanno la capacità di ironizzare su se stessi.

Sfatiamo l'ultimo pregiudizio: il lettore di manga visto come pervertito.

L'equivoco nasce dal fatto che i fumetti e i cartoni animati giapponesi si rivolgono a un pubblico di giovani e adulti, tant'è che vi sono prodotti diversificati per fasce d'età. Un cartone come Lupin III non è pensato per un bambino di 5 anni. In Italia invece i cartoni animati sono visti come prodotti per l'infanzia, intrattenimento per persone poco intelligenti. Così si finisce col puntare il dito contro i riferimenti alla sessualità dei manga che non fanno altro che rispecchiare le curiosità e gli interessi dei lettori ai quali sono indirizzati e col censurare i cartoni animati che però non sono pensati per bambini. È questo lo scarto pericolosissimo.
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Messaggio da Chibi Goku »

Il primo articolo l'ho trovato abbastanza qualunquista, butta dentro una marea di roba senza fare distinzioni e secondo me può solo confondere le idee.
Alcuni concetti avrebbero meritato una trattazione sicuramente più estesa.
L'occhiello poi è una vera schifezza, sembra quasi messo lì per far fraintedere tutto l'articolo.

Meglio il secondo invece, espone meno roba ma lo fa sicuramente in modo più chiaro.
Star Comics pubblica ogni mese 22 manga, con una diffusione media di 20-30 mila copie.
Secondo me questo dato è fortemente cannato.
20-30 mila copie medie sono veramente troppe, mi sa che si sono confusi con le vendite della loro serie oro, che presumo essere molto maggiori di quelle di un normale manga.
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Messaggio da kripto77 »

in Italia si è diffusa quella per le "action figure": le figurine dei propri idoli animati da scambiare e con cui giocare
detto questo io mi metto in politica.....
come si fa a dire che un'action figure è una figurina da scambiare..... "se ti do due alex mi dai un Sazaby???" :roll:

ora mi faccio passare l'ira e poi leggo il secondo :P
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Messaggio da CRISGUNDAM »

he he he..ne girano di baggianate dai!..a volte si vuol parlare di fenomeni che manco si conoscono.
Con ingegno Con Culo e Con IMPEGNO!!- Immaginevictory to ambition of zeonImmagine
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Messaggio da Debris »

senza aprire ulteriori trehad,un link che ho trovato ieri...una mia amica che qualcosina in più sugli Otaku la dice:

http://www.ilmondodielena.it/mondootaku ... -otaku.htm
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